
Lo dicevo, io, che era tutto girato in uno studio…
Unafoto autentica NASA, che però mostra l’addestramento a terra degliastronauti, non le presunte riprese per simulare le missioni lunari.
Il sugo della bufala
....Il sugo della bufala....
LaRete è piena di siti e di persone che sostengono di aver trovato le“prove” che confermano la loro ipotesi, secondo la quale le missioniamericane che portarono all’arrivo del primo uomo sulla Luna il 20luglio 1969 e a una serie di esplorazioni del nostro satelliteconclusasi nel 1972 non sarebbero mai avvenute: sarebbero invece state girate in uno studio cinematografico e usate come mezzo per combattere la propaganda sovietica.
In altre parole, secondo questi signori, lungi dall’essere un evento storico, lo sbarco sulla Luna sarebbe il più grande inganno di tutti i tempi.
Per fortuna, la Rete è anche ben fornita di dimostrazioni che smentiscono punto per puntole “prove” trovate dai complottisti. Tuttavia peccano tutte di unacerta prolissità, probabilmente inevitabile perché sono preparate conmolto più rigore delle “prove” che devono smentire, e sono quasi semprein inglese, per cui sono poco accessibili a chi non conosce questalingua. Così ho preparato questa miniguida, in fondo alla quale trovateun elenco di siti da consultare per saperne di più…
....Sia ben chiaro…....
Soche mi attirerò innumerevoli e-mail di protesta della serie “ma questa’prova’ non l’hai smentita”, ma vi avviso subito che probabilmente nonrisponderò. Questa è soltanto una miniguida, e vorrei evitare diperdere altro tempo dietro a questa storia.

Secondoi complottisti, sarebbe andata più o meno così… un fotogramma trattodal film ‘Capricorn One’ (in cui simulavano l’arrivo su Marte).
....Le principali ‘prove’ presentate dai complottisti....
Ehgià, perché alla NASA sono così cretini che nel ricostruire in studiol’allunaggio si sono dimenticati di metterci le stelle. Ma per favore!Soltanto chi non sa nulla di fotografia o si è fatto rintronare daicomplottisti può sostenere un’argomentazione così ridicola.
Le stelle non si vedono nelle foto (ma gli astronauti le vedono) sulla Luna perché non si devono vedere. E’ questione di tecnica fotografica di base.
Le stelle sono fioche rispetto al suolo fortemente illuminato dal sole.Per fare le foto senza sovraesporre il suolo, bisogna chiudere molto ildiaframma dell’obiettivo e far entrare poca luce. Facendo entrare pocaluce, però, non si fa entrare la luce fioca delle stelle. Ergo lestelle, nelle foto della superficie lunare, non si vedono.
Se lesi vuol vedere, bisogna aprire il diaframma della macchina fotografica,nel qual caso però si sovraespone il suolo (diventa tutto bianco). Soloche agli astronauti interessava fotografare il paesaggio della Luna,non le stelle, per cui hanno esposto la pellicola per il tempo cheserviva per fotografare correttamente il suolo.
Se non cicredete, andate fuori di notte, quando ci sono fuori le stelle, ecercate di fotografare il panorama illuminato della città insieme allestelle. Scoprirete che non si può. Se esponete correttamente la foto inmodo da vedere i dettagli della città, le stelle scompaiono; seesponete la foto in modo da far vedere le stelle, la città è fortementesovraesposta.
E se neppure questo vi convince, date un’occhiata alle foto fatte nello spazio dagli astronauti italiani dello Shuttle: anche lì non ci sono stelle. Anche gli italiani fanno parte del complotto?
....L’unicasorgente di luce sulla Luna è il sole e non c’è aria per diffonderequesta luce. Quindi le ombre devono essere nerissime. Come mai quandogli astronauti sono in ombra, sono invece visibili lo stesso, come seci fosse una seconda sorgente di luce? Sono state usate le lampadedello studio cinematografico per rischiarare le ombre!....
Avete mai notato che la Luna è visibile in cielo? Ebbene, è visibile perché riflette la luce.Siccome la superficie della Luna è riflettente (poco, ma comunquesufficiente a creare una gran bella Luna piena), le zone in ombra deglioggetti che si ergono sulla superficie lunare sono semplicemente rischiarati dal riverbero proveniente dalla superficie stessa.
....Tuttele foto sono nitidissime e ben inquadrate, eppure gli astronauti nonerano in grado di portare la macchina fotografica agli occhi per mirare.....
In realtà oltre alle foto in circolazione ci sono migliaia di foto sottoesposte, sovraesposte, mosse, sfocate e mal inquadrate, che però non vengono quasi mai mostrate, proprio perché fanno schifo. Sono comunque disponibili per la consultazione: cercate su Internet alla voce “Apollo Lunar Surface Journal“, oppure visitate http://www.clavius.org/photoqual.html, da cui ho tratto questi esempi:






Gliastronauti delle prime missioni lunari avevano la fotocamera agganciatasul petto e quindi miravano ‘a spanne’, ma usavano un obiettivograndangolare, con il quale è difficile sbagliare la mira. Nellemissioni successive le fotocamere furono dotate di mirino e di unteleobiettivo da 500 mm, e gli astronauti potevano impugnarle ecomporre agevolmente l’inquadratura.
Inoltre la forteilluminazione sul suolo lunare riduce i problemi di messa a fuoco,perche consente di chiudere molto il diaframma, cosa che come ifotografi ben sanno crea una profondità di campo (intervallo didistanze tutte contemporaneamente a fuoco) molto estesa.
....Ci sono immagini della stessa scena con e senza il modulo lunare. Quindi hanno riciclato i fondali.....
SullaLuna non c’è aria, quindi non esiste il graduale offuscamentoatmosferico che ci indica che un oggetto è lontano. Inoltre non ci sonooggetti familiari (alberi, case) che diano il senso delle dimensioni.Infine, l’orizzonte sulla Luna è molto più vicino che sulla Terra, ed èa soli 2,4 km.
Di conseguenza, quelle che sembrano esserecollinette vicine sono in realtà montagne situate a diversi chilometridal punto di allunaggio, viste da punti diversi, che non cambianoaspetto appunto a causa della grande distanza alla quale si trovano.
E’come fotografare il Vesuvio da due punti separati da qualche centinaiodi metri: il vulcano avrà lo stesso aspetto, ma le case in primo pianosaranno ’scomparse’. Eppure non mi risulta che il Vesuvio sia unfondale finto.
....La bandiera americana sventola, come se ci fosse aria. Ma sulla Luna non c’è aria.....
La bandiera “sventola” soltanto quando l’astronauta la scuote. Quando la molla, dondola un po’, come è giusto che faccia anche un oggetto leggero in assenza d’aria, ma poi non si muove più.
Guardatebene i filmati, se non ci credete. Vi sfido a trovare un solo filmatoin cui la bandiera sventola mentre non viene toccata. Anche sulla Terrasi può far “sventolare” una bandiera in assenza di vento: basta darleuna bottarella.
....Inalcune foto le crocette nere che suddividono l’immagine in riquadrisono coperte dagli oggetti. Quindi le foto sono state ritoccate!....

Quandosi fotografa un oggetto filiforme scuro contro uno sfondo chiaro eluminoso, l’oggetto filiforme tende a scomparire inghiottito dalchiarore circostante: è un fenomeno ben noto ai fotografi.
E’più difficile da descrivere che da fare, ma provate a fotografare uncapello o uno spago o altro oggetto sottile, messo a fuoco ma in ombra,contro una parete bianca illuminata dal sole di mezzogiorno (che è solouna pallida imitazione del contrasto ben più intenso presente sullaLuna, dove non c’è atmosfera). Otterrete lo stesso risultato che sivede nelle foto lunari.
Guarda caso, nelle foto degli astronautile crocette nere (fiducials o reseau marks) mancano soltanto incorrispondenza di oggetti di colore chiaro fortemente illuminati equasi sovraesposti. Addirittura ci sono foto in cui le crocette neremancano ‘a intermittenza’, perché sono solo in parte davanti a unosfondo molto luminoso. Oltre alla foto mostrata qui accanto (dettagliodella foto AS16-107-17446), trovate altri esempi presso http://www.clavius.org/photoret.html.
....Leombre hanno direzioni diverse, invece di essere parallele, come se cifossero due sorgenti di luce. I riflettori dello studio cinematografico!....

Se davvero ci sono due sorgenti di luce, come mai nelle foto non ci sono anche due ombre per ogni oggetto?Basta guardare una partita di calcio in notturna per rendersi conto chese ci sono due sorgenti di luce, tutti gli oggetti devono formare dueombre.
Anche sulla Terra, di giorno, le ombre possono averedirezioni diverse: hanno la stessa direzione soltanto se cadono susuperfici disposte nello stesso modo. E sulla Luna, mancando ogniriferimento (oggetti familiari di dimensione nota) che indichi lapendenza del terreno, è molto facile non accorgersi che una zona èinclinata rispetto a un’altra, come nella foto qui accanto.
Epoi c’è la prospettiva, che tende a far convergere le linee parallele.Se l’obiettivo è un grandangolare, la convergenza delle linee (e quindidelle ombre) è ancora più marcata.
Provare per credere: guardatele vostre foto dell’album di famiglia. Sicuramente ne troveretequalcuna con le ombre ’sbagliate’. La questione è chiarita in dettagliosu Clavius.org, da cui traggo queste foto, nelle quali si nota laconvergenza delle ombre dovuta all’obiettivo, sia sulla Luna, sia sullaTerra:


....C’èuna lettera C su un sasso in una foto! E c’è una lettera C sul terrenoaccanto al sasso! Sono i riferimenti dello scenografo!....
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Scusate, ma che senso avrebbe etichettare dei sassi di scena con una singola lettera?E’ un sistema di etichettatura che permetterebbe soltanto ventiseioggetti. Un po’ pochi per un set che deve ritrarre la Luna, la cuisuperficie è costellata di sassi, sassi e ancora sassi.
E comefarebbe la ‘C’, se fosse davvero tracciata su un lato inclinato di unsasso ruvido e irregolare, ad avere una forma così sorprendentementeregolare dal punto di vista di sbieco dal quale la si guarda in questafoto?
La ‘C’ sul sasso è in realtà un pelucco, presente nelle copie ma non negli originali.Lo si vede chiaramente ingrandendo l’immagine, come nel dettagliomostrato qui sotto. Presumibilmente il pelucco si è attaccato allapellicola durante una delle tante duplicazioni delle foto originali(ricordate che questa è fotografia chimica, nella quale le copie non sifanno duplicando un file di computer, ma rifotografando la fotografia).

La foto originale (senza pelucco) è catalogata come AS16-107-17446 e la trovate ad alta risoluzione qui. In quest’originale si vede bene che la ‘C’ sul terreno è un semplice solco nella polvere.
C’èanche da considerare una singolare coincidenza: la ‘lettera’ trovatasul sasso è proprio una di quelle a curva o linea semplice che unpelucco forma spontaneamente. Non è, per esempio, una K o F o H o M o A.
....Come mai in alcune foto si vede chiaramente l’antenna sullo zaino degli astronauti, mentre in altre non si vede affatto?....

Perchél’antenna non era una di quelle telescopiche a forma di astina, comequelle delle nostre radio: era una banda metallica rigida, dipinta dibianco su un lato e di nero sull’altro.
Vista di taglio o dallato scuro, si vede meno o sparisce nelle foto; vista dall’altro lato odi piatto, riflette bene la luce. Semplice. Qui accanto ne vedete unpaio di foto, tratte da Clavius.org.
....Comemai in alcune foto scattate sulla Luna non si vedono le tracce, nelsuolo lunare, delle ruote del veicolo semovente (Lunar Rover) nédavanti né dietro ai pneumatici, mentre si vedono molto bene leimpronte delle suole degli astronauti?....
Perchégli assistenti di scena si sono dimenticati di tracciarle, è chiaro!Hanno sollevato il Rover per metterlo in posizione nello studiocinematografico, ma si sono scordati di creare l’impronta delle ruotenel suolo. Che sbadati! Fregati da un dettaglio così banale.
Scherzi a parte, ci sono varie ragioni per questa assenza di tracce di ruote.
* In alcune foto, le tracce sono state coperte dalle impronte degliastronauti, che spesso scendevano dal veicolo e ci giravano intorno. Inun caso hanno dovuto anche riparare un parafango, quindi immaginateviquanto ci avranno lavorato intorno, eliminando di conseguenza con leproprie impronte ogni segno precedente delle ruote.
* In altrefoto, quelle riprese in zone più elevate, il veicolo si trovava su unterreno coperto da uno strato di polvere poco profondo, per cui leruote hanno lasciato impronte tenui, che però sono visibili nelle fotoad alta risoluzione.
* Il Lunar Rover era un veicolo estremamenteleggero, e sulla Luna le cose pesano un sesto che sulla Terra. Per cuiquando gli astronauti volevano fare curve strette o inversioni a U,sollevavano letteralmente un’estremità del Rover e lo giravano.
Ecco qualche foto chiaritrice.
....Come è possibile che le pellicole abbiano resistito a differenze di temperatura così grandi, e per di più nel vuoto assoluto?....
E’ proprio il vuoto assoluto il loro miglior alleato,lo stesso vuoto che funziona così bene nei thermos. Il calore nel vuotonon si propaga per conduzione/convezione, ma soltanto per irradiazione.Non c’è aria calda che scaldi gli oggetti. Per scaldarsi, un oggettodeve essere esposto direttamente a una fonte di calore, per esempio ilSole.
Pertanto il lato esposto al sole della fotocamera siscalda, ma quello in ombra si raffredda, ma fra fotocamera e pellicolac’è poco trasporto di calore, perché dentro la fotocamera c’è il vuoto,proprio come in un thermos. Il calore si propaga per conduzionesoltanto nei pochi punti di contatto fra corpo della fotocamera epellicola. Inoltre le fotocamere erano trattate in modo da averesuperfici riflettenti, che come tali respingevano gran parte del calorericevuto dal sole.
I complottisti citano spesso dai libri diastronomia temperature lunari estreme, che sarebbero impossibili dasopportare per la pellicola (oltre 100 gradi al sole, oltre 100 gradisottozero all’ombra). Dimenticano, però, di far notare che questetemperature si riferiscono al suolo dopo quattordici giorni continui diesposizione al Sole o di assenza di Sole (tanto durano, infatti, ilgiorno e la notte lunari). Se il suolo lunare ci mette duesettimane di esposizione al Sole per raggiungere cento gradi e rotti, èabbastanza evidente che un oggetto collocato sulla Luna per qualche ora(la fotocamera durante una passeggiata lunare) non si scalda subitofino a queste temperature.
Fra l’altro, i luoghi e gli oraridegli allunaggi sono stati scelti in modo da avere luce radente equindi temperature del suolo molto più basse di quelle massime citatenei libri di astronomia, per cui l’unica fonte di calore perirraggiamento era il Sole.
In pratica, la pellicola, isolatagrazie al vuoto e protetta grazie alla superficie riflettente dellafotocamera, doveva reggere temperature paragonabili a quelle di undeserto terrestre. E tutti sappiamo che persino i turisti riescono afare le foto alle piramidi egizie.
....Negli archivi della Nasa ci sono foto ritoccate, quindi sono tutte false!....
Certo che ci sono foto ritoccate.Ma il ritocco è puramente estetico e non arriva mai allafalsificazione. Anche le foto di Naomi Campbell sui giornali sonoritoccate per rimuovere le imperfezioni della sua pelle, ma questo nonvuol dire che il fotografo non ha immortalato Naomi e l’ha sostituitacon la sua portinaia.
Molte foto lunari sono state inquadratemale o riprese storte. Questi errori di composizione sono staticorretti nelle versioni pubblicate da libri e riviste; talvolta lecrocette (fiducials o reseau marks in inglese) vengono rimosse colfotoritocco, ma sul sito della NASA sono disponibili scansioni deifotogrammi intatti originali che permettono di notare le modifiche. Nonc’è nulla da ‘nascondere’.
Per esempio, una delle più celebriimmagini del primo sbarco sulla Luna è da sempre ritoccata piuttostopesantemente per ragioni estetiche: la vedete qui sotto in una delleversioni abitualmente utilizzate.


Confrontate quest’immagine con la versione originale pubblicata su un sito della NASA e mostrata qui accanto.
Comevedete, l’inquadratura è stata ’stretta’ per portare in primo pianol’astronauta, e soprattutto nella versione normalmente circolantemostrata sopra è stata aggiunta una fetta di cielo per ottenere una foto più bilanciata. Quindi i ritocchi ci sono, ma non sono quelli che pensano i complottisti.
Fra l’altro, bisogna che questi complottisti si decidano: odicono che le foto sono fatte in studio, e allora non si capisce perchéci sia stato bisogno di ritoccarle (bastava rifarle); oppure dicono chele foto sono ritoccate, ma allora questo implica che sono autentiche. Volete mettervi d’accordo una buona volta?
Quest’immagine è interessante anche da un altro punto di vista: tecnicamente è una delle peggiori in assoluto. Innanzi tutto è paurosamente storta,e poi è composta male, senza lasciare spazio sopra la testadell’astronauta (che rischiava di finire decapitato, come nelle fotodei peggiori dilettanti).
Non pensate che se fosse stata preparata in studio avrebbero fatto di meglio?In realtà questa foto conferma le difficoltà di ripresa degliastronauti, che soprattutto nelle prime missioni lunari non potevanoportare la fotocamera al viso per prendere la mira: la fotocamera erafissata al petto, e gli astronauti prendevano la mira spostando ilcorpo.
....Le domande da fare ai “credenti”....
Sevi capita di discutere con chi crede all’ipotesi della messinscenacinematografica, troverete che questi credenti hanno la battuta pronta,perché hanno studiato (su libri deliranti, ma comunque hanno studiato).Bisogna essere preparati per rispondere a tono alle loroargomentazioni. Potete provare a metterli in crisi con qualche domandache magari non vi viene in mente al volo:
* Perché si sospetta la messinscena da parte statunitense, mentre non si solleva alcuna obiezione sulle missioni lunari sovietiche, che non portarono cosmonauti ma comunque andarono sulla Luna e ne riportarono campioni di roccia?
* Perché i sovietici, che pure avevano un sistema di spionaggio sofisticatissimo, non si sono accorti della messinscena e non l’hanno denunciata al mondo?Ne avrebbero avuto tutti i motivi. Far fare una figuraccia ai rivalicapitalisti degenerati sarebbe stata un’occasione ghiottissima. Eppurerimasero zitti. Come mai?
Una delle risposte preferite deicomplottisti a questa domanda è ‘perché avevano anche loro i loroscheletri nell’armadio’. Dicono che prima del famoso ‘primo uomo nellospazio’ (Yuri Gagarin) ci furono altre missioni che fallirono. Gagarinsarebbe stato semplicemente il primo a tornare vivo.
A parte il fatto che usare un’ipotesi di complotto per giustificarne un’altra non è il massimo del rigore scientifico(non ci sono conferme autorevoli di queste missioni pre-Gagarin),durante la Guerra Fredda gli USA non si fecero scrupolo di denunciarele falsità della propaganda sovietica e viceversa, per cui sembra assaiimplausibile che si siano fatti questa reciproca cortesia di starezitti soltanto per i voli spaziali, così carichi di prestigio politico.
* C’è una sola foto (e pure brutta) di Neil Armstrong sulla Luna.Se le foto sono state fatte in studio, come mai non hanno pensato afarne un po’ anche ad Armstrong, visto che tutto sommato era ilpersonaggio più ’storico’, essendo il primo uomo sulla Luna?
* Iveicoli usati per le missioni furono progettati e fabbricati da societàcommerciali, nelle quali notoriamente la segretezza non è mai perfetta.Come mai, in tutti questi anni, nessuno dei cinquecentomila dipendenti della Boeing, della Grumman e delle altre società coinvolte (subappaltatrici comprese) si è mai fatto avanti per denunciare la truffa,per dire “guardate che questo veicolo è finto, non funziona e se vasulla Luna si sfracella”? Come mai non c’è stata nessuna confessione inpunto di morte, quando non c’era più nulla da perdere? Allora avrebberocostruito dei veicoli perfettamente funzionanti, fino all’ultimobullone, e non li avrebbero usati?
* Il filmato della ripartenzadel modulo lunare dalla superficie della Luna, ripreso dalla telecameraautomatica, mostra chiaramente che non c’è aria, perché polvere eframmenti vengono proiettati secondo linee rette invece di formaresbuffi o volute. Come sarebbe stato possibile ricreare un effetto del genere in studio, negli anni Sessanta?

Un fotogramma del decollo del modulo lunare, tratto dalla missione Apollo 16.